Impresa nei piccoli centri abitati, come fare

rRfprscFare impresa nei piccoli centri abitati, è possibile?

In molti si chiedono come fare a fare impresa  nei piccoli centri abitati, perché, diciamocelo, non ci sono molti strumenti e possibilità come possono esserci in una grande metropoli come Roma o Milano, ad esempio. Spesso un giovane che abita in un piccolo paesino e con un’idea veramente innovativa, ci rinuncia, o è costretto a spostarsi per vederla realizzata, privando il piccolo paesino di una seria opportunità di crescita, di lavoro e, perché no, di rinascita.

Per fare impresa nei piccoli centri abitati,come nei grandi, bisogna seguire poche regole, ma chiare. Un imprenditore che sia tale deve sempre avere un business plan, ossia dello strumento per illustrare l’attività che si vuole intraprendere. E’ su questo che Stato e finanziatori si baseranno per rendersi conto se sia un’idea valida o meno. Il business plan deve contenere informazioni dettagliate sull’imprenditore, come il suo curriculum, la descrizione del prodotto o del servizio dell’attività appena nata, se ci sono presenti soci (con relativi dati e cv). Non bisogna dimenticare di menzionare il settore merceologico di competenza, il volume dei beni da produrre, oppure la dimensione dei servizi da erogare, i vantaggi, la politica commerciale e i vari canali distributivi, indicando quelli da privilegiare, la struttura gerarchica dell’impresa, il piano economico e finanziario, gli stati patrimoniali, l’entità dell’investimento e le previsioni di rientro, infine, l’individualizzazione di potenziali clienti.

Ogni imprenditore è tenuto a conoscere la legge, specialmente i giovani e le donne oltre i 35 anni, perché queste categorie possono usufruire di vari benefici, come prestiti d’onore, finanziamenti agevolati a fondo perduto. Queste agevolazioni vengono messe a disposizione sia dallo Stato, che dalla propria Regione, specialmente se è autonoma, e, naturalmente, dalla UE.

E’ bene ricordare che le normative di riferimento sono diverse: esiste la legge 95/95 che si rivolge ai giovani, per facilitare l’avvio di nuove imprese costituite in prevalenza da giovani, attraverso agevolazioni finanziarie e servizi, mentre il Decreto Ministeriale del 28 ottobre 1999 sentenzia che le agevolazioni sono state allargate anche a nuove cooperative sociali di tipo B e alle nuove società cooperative, a patto che siano costitute da giovani tra i 18 e i 29 anni, o interamente da giovani tra i 18 e i 35 anni.

Per avere i finanziamenti e le agevolazioni, occorre presentare una richiesta, come spiegato su un’apposita guida trovabile presso le competenti Camere di Commercio, allegando un “piano d’Impresa” alla Società per l’Imprenditorialità Giovanile di Roma, organismo di gestione competente, che ha il compito di decidere sull’eventuale ammissione dei progetti alle agevolazioni.

Nella fase di start up si può usufruire di aiuti non solo economici: si può richiedere assistenza di un tutor per conoscere e ampliare la capacità di gestione dell’impresa, ma anche una sorta di “post-tutoraggio”, per far conoscere al neo imprenditore servizi specializzati di supporto, di consulenza e tecnico. L’obiettivo è quello di consolidare l’impresa e avere bene in mente i ruoli e gli “attori” che li ricopriranno. Per ottenere tutto questo, basta dare un’occhiata ai vari programmi del Fondo Sociale Europeo e cercare il servizio adatto alla propria impresa.

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